Destra e sinistra. Una distinzione superata?

l prof. Zingales, come Michele Boldrin, Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, il gruppo di noisefromamerika ed oggi il movimento "Fermiamo il declino" sono persone intelligenti, oneste, però hanno la stravagante idea di pensare che le loro idee politiche siano applicabili super partes. Siano idee cioè che, per loro natura, sono giuste e, pertanto, escono dalla distinzione politica classica di destra e sinistra. Queste ultime distinzioni sono superate dalla scientificità delle loro teorie, per cui pensarla diversamente da loro non significa semplicemente pensarla "diversamente", ma essere o stupidi o in malafede. Perciò spesso si rivolgono alla "sinistra" volendola convincere della bontà delle loro idee, a me pare strano che non si rivolgano con la stessa costanza alla "destra" che pure avrebbe maggior bisogno delle loro esortazioni. Ad esempio qualche tempo fa lessi questo articolo sul blog del fatto quotidiano
L'articolo era di Aldo Rustichini, professore di economia all'università del Minnesota. Nell'articolo si proponeva una concezione dell'uguaglianza che permettesse alla "sinistra" di uscire dalla sua confusione di idee. Una cosa del genere avevano provato i proff. Giavazzi ed Alesina con il pamphlet "Il liberismo è di sinistra" (peraltro ottimamente criticata da Boldrin, il mio professore preferito qui). Nel blog del “Fatto quotidiano” commentavo:
“Gentile Prof. Rustichini
ho notato che la sua proposta non ha trovato nei lettori l'attenzione che meritava ed è un peccato perchè costringe a ripensare cosa voglia dire “essere di sinistra” oggi e di conseguenza cosa sia “essere di destra”, poiché le due categorie sono “posizionali”: si è a destra o a sinistra di qualcosa o qualcuno, definita una posizione le altre saranno definite riferendosi a questa. In questo senso porre il discrimine sul tema dell'uguaglianza può essere corretto, ma limitante. Credo che il tema dell'uguaglianza sia un epifenomeno di una distinzione più importante. Per chiarire il mio pensiero vorrei partire da un aneddoto tratto dalla biografia di Giuseppe Di Vittorio, nato bracciante analfabeta, diventato leggendario dirigente della CGIL e del PCI. Nella sua biografia c'è un aneddoto che può esser utile per vedere un altro aspetto dell'essere di sinistra che ingloba la discussione sull'uguaglianza. Narra Di Vittorio che, quando era giovane e bracciante, ogni volta che lamentava qualche ingiustizia gli si rispondeva “Munnu è e munno sarà”. Il mondo è così e sarà sempre così. Lui semplicemente rifiutava la vecchia saggezza contadina che si esprimeva con quel proverbio. Potrebbe essere che la distinzione tra essere di “destra” o di “sinistra” sia nell'accettare che esista un ordine (naturale, metafisico o religioso) superiore all'uomo a cui l'ordine sociale deve adeguarsi oppure ritenere che non vi sia nessun ordine sociale che non nasca dalla libera volontà dell'uomo e, pertanto, sia possibile cambiare le “regole del gioco”. Naturalmente questo non vuol dire che il pensiero di destra, almeno quello liberale, poiché esiste un pensiero di destra non liberale, pensi che all'uomo non sia data la libertà di cambiare il suo destino, solo che questa possibilità è fissata per il singolo (l'individuo) che sfruttando le regole del gioco prefissate, anche perchè queste regole prevedono la mobilità sociale dell'individuo, può migliorare o peggiorare la propria condizione sociale. Viceversa per la sinistra non è dato nessun prefissato ordine sociale, le “regole del gioco” vengono fissate collettivamente (storicamente), per cui si può sempre cambiare ed il cambiamento non riguarda il singolo, ma è collettivo (sociale).
Naturalmente anche a sinistra esiste una posizione illiberale che prevede che si sostituisca ad un ordine sociale “ingiusto” un ordine sociale “giusto” non ulteriormente modificabile, poichè giusto (ad es. la fine delle classi e della lotta nel comunismo per Marx), ed una posizione liberale che pensa che la “giustizia” sia sempre perseguibile e costituisca un limite da approssimarsi sempre senza poterlo raggiungere mai definitivamente (ad es. tutte le posizione cosiddette riformiste). La posizione di sinistra è stata mirabilmente sintetizzata da Marx nella celebre frase:”"I filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in diversi modi; ora si tratta di trasformarlo" (Tesi su Feuerbach).
Naturalmente le sfumature sono infinite anche all'interno del pensiero di un singolo autore esistono destra e sinistra (conosce la divertente espressione “ci sono due modi di essere ne di destra ne di sinistra: uno di destra ed uno di sinistra”?) Anche uno stesso autore mantiene nel suo pensiero aspetti contraddittori, Marx ne è un esempio mirabile, ma non ho qui l'intenzione di analizzare filologicamente nessun autore, ne storicamente nessun movimento. In questo senso un importante distinzione di destra e sinistra liberale (le posizioni assolute o illiberali non le prendo qui in considerazione perchè, tra l'altro, sono su questo tema sorprendentemente simili) passa attraverso il ruolo della politica e dello stato. La destra ritiene che lo stato debba limitarsi a permettere e difendere l'ordine “naturale” delle cose (in quella liberale in genere il mercato), la sinistra che lo stato e la politica siano il luogo in cui si persegue l'obiettivo della giustizia. La destra vede lo stato come contrapposto all'individuo (un male indispensabile per la difesa della sicurezza dell'individuo), ma da limitare; la sinistra come il completamento dell'attività dell'individuo nell'azione collettiva che crea l'ordine “storico”, insomma lo stato siamo noi. Il punto in comune sono le virtù liberali classiche come la tolleranza, il dubbio, la fiducia nella ragione che si traducono nelle libertà borghesi. La distinzione classica della libertà in “libertà da” e “libertà di” costituisce un ulteriore distinzione tra destra e sinistra. Non esiste quindi un trade off tra libertà e giustizia (preferisco alla parola uguaglianza il termine giustizia, perchè è quello che la sinistra liberale usa). Anche la concezione della giustizia è diversa: per la destra giusto è ciò che si riesce ad essere individualmente poichè la collettività non esiste o è un inganno tirannico, per la sinistra giusta è o può essere solo la società, la giustizia individuale attenendo alla morale e non alla politica. In questo senso bene dicevano due slogan di due personalità di destra come Ronald Reagan (“Lo stato non è la risposta ai nostri problemi, è il problema”) e Margaret Tatcher (“La vera società non esiste: ci sono uomini e donne, e le famiglie.”).
Ovviamente non ho qui esaminato le forma storiche del pensiero di sinistra e destra liberali, ma solo una distinzione per così dire “categoriale” e fatta a spanne.
Naturalmente credo che la sinistra, oggi, possa recuperare le idee dal suo migliore patrimonio storico e non abbia bisogno di attingere al pensiero, sia pur rispettabile della destra liberale. La Sua proposta sull'università è di destra. Essa infatti prevede la tutela di chi è, nel mercato dell'istruzione, svantaggiato nel reinserirlo nel mercato per di più utilizzando un meccanismo del mercato stesso (l'accesso al credito), anziché prevedere, ad esempio, borse di studio che maggiormente implicano l'intervento collettivo nella gestione delle risorse. Il mercato è l'ordine generale a cui l'individuo deve richiamarsi per risolvere i problemi, ogni soluzione diversa è “inefficiente” e quindi stupida, poiché fallisce il suo, pur nobile, tentativo. Per la sinistra il “mercato” non è nè sempre efficiente (anzi è, nella realtà, sempre inefficiente dal punto di vista dell'equità), nè l'unico ordine possibile, ad esempio l'istruzione è un diritto e non una merce. Non voglio nemmeno provare ad argomentare criticamente la Sua proposta, almeno non ora, ma solo invitarLa a rassegnarsi: prof. Rustichini Lei è di destra e non c'è niente di male, almeno non più del mio essere di sinistra. Altro ci sarebbe da dire su Rawls (posticcio rispetto a che? Alla tradizione della sinistra?) o su Milton Friedman (è sicuro che abbia le idee chiare? E che siano idee liberali?),

Commenti

Leggevo da qualche parte un'affermazione della Tacher secondo la quale non esiterebbe una vera "società", ma solo singoli individui, uomini e donne e, al più, famiglie. Sulla base dello stesso principio, si dovrebbe affermare allora, che neppure la Tacher è mai esistita e che, invece siano esistite solo le cellule che costituivano il suo corpo e il suo cervello. Anzi no. Solo gli atomi che costituivano qhttp://www.rosariopaone.it/?q=user/register&destination=node/8%23comment... cellule, o meglio le partcelle subatomiche,,,e così via.
Si dirà: ma che c'entra questo con la destra e la sinistra? Il fatto è che anche le strutture concettuali attraverso cui guardiamo il mondo, e la polarizzazione dstra-sinistra è tra queste, sono organismi viventi che si evolvono nella storia, ed hanno dunque diritto all'attributo di esistenza, non meno di quqnto ne abbia un sigolo individuo. Cosa intendo quando dico di essere quello stesso io che un giorno fu bambino, poi adolescente, poi adulto e infine anziano? Da allora, nessuna mia cellula, forse nessuna mia particella elementare, è rimasta in me. Ma continuo ad essere io.
La polarizzazione destra-sinistra, pur essendo un prodotto culturale, e pur modificando nel tempo i propri termini distintivi, rimane come categoria fondante rispetto a cui si rapportano i nostri valori, i nostri giudizi e i nostri progetti nella sfera della socialità. Sono d'accordo con Rosario e ritengo che in momenti di rapida trasformazione e di crisi profonda, il dibattito e la riflessione su questo tema siano imprescindibili. Proprio perché proprio in questi momenti sono altreattanto devastanti, sia la negazione della categoria, sia la sua fissazione in forme immutabili e fuori dalla storia.